Lunedì–Venerdì
8:30–13:00 · 15:00–18:00
Chiama 091 204874
Alberghi, residence e villaggi · Palermo e provincia

Un albergo è l'impianto in cui la Legionella trova tutto quello che le serve.

Camere chiuse per settimane, acqua calda centralizzata, reti lunghe, una stagione di fermo e centinaia di docce. Valutazione del rischio, piano di autocontrollo, campionamenti prima della riapertura e bonifica: ce ne occupiamo noi, con le analisi di un laboratorio accreditato.

Si comincia guardando l'impianto che c'è. Da lì si capisce cosa serve davvero, e cosa no.

Prima di aprireCampionamenti di riapertura
LaboratorioAnalisi accreditate
In bassa stagioneInterventi programmati
Dal 1971Impianti idrico-sanitari

Raccontaci la struttura

Quante camere, se l'acqua calda è centralizzata, se c'è piscina o idromassaggio, e se chiudete in stagione. Con questi dati ti diciamo da dove conviene partire.

Usiamo i tuoi dati solo per ricontattarti su questa richiesta.

Il modulo è protetto da reCAPTCHA: si applicano la privacy e i termini di Google. Il controllo parte solo quando cominci a scrivere.

Perché proprio gli alberghi

Non è sfortuna: è come sono fatti gli impianti ricettivi.

La Legionella prolifera dove l'acqua è tiepida, ferma e passa su superfici che la ospitano. Una struttura ricettiva mette insieme queste tre condizioni meglio di qualunque altro edificio — e non per difetto di costruzione: per come funziona il mestiere.

Le camere vuote sono rami morti a tempo

In un condominio un ramo morto è un errore d'impianto. In un albergo si crea da solo, ogni settimana: una camera non occupata è una diramazione in cui l'acqua resta ferma, si raffredda e stagna. A gennaio può essere mezza struttura.

È il motivo per cui le linee guida chiedono di far scorrere l'acqua, calda e fredda, da tutti gli erogatori per almeno 5 minuti prima che una camera venga rioccupata. Cinque minuti, da chi rifà la camera: non serve un tecnico, serve che qualcuno sappia che va fatto.

La stagione chiusa è il momento peggiore

Un impianto fermo per mesi, con acqua tiepida immobile dentro tubazioni e accumuli, è la condizione ideale perché la carica cresca indisturbata. A marzo si riapre su una rete che nessuno ha toccato da ottobre.

Non è un sospetto: le linee guida mettono la riapertura fra i momenti in cui intervenire, e per le strutture stagionali il campionamento va sempre fatto prima di riaprire.

Tutto quello che generate è aerosol

Il contagio avviene respirando goccioline sottili, e una struttura ricettiva è fatta di punti che le producono: docce, soffioni, idromassaggi, piscine, fontane, impianti di raffreddamento a torre.

Un ufficio ha due rubinetti. Un albergo da ottanta camere ne ha centosessanta, più la spa.

E gli ospiti non sono un campione qualunque

I fattori individuali che contano sono l'età avanzata, il fumo, le malattie croniche. Una struttura che lavora con gruppi di terza età, o con il turismo termale, ospita più persone esposte di una che riempie di ragazzi in estate.

Lo stesso impianto, con gli stessi valori nell'acqua, comporta un rischio diverso a seconda di chi ci dorme. Nella valutazione questo pesa.

Qui non si parla di biologia, temperature e soglie: quelle stanno sulla pagina generale, con lo schema della rete e le fasce di contaminazione. Questa pagina parla di quello che succede dentro una struttura ricettiva, e che altrove non succede.

Perché non lo sapresti

«Da noi non è mai successo niente.»

Per un albergo questa frase vale ancora meno che altrove, e per un motivo che non dipende da come gestisci la struttura: chi si ammala non si ammala da te.

Il periodo di incubazione va da 2 a 10 giorni. L'ospite parte, torna a casa — magari in un altro Paese — e si ammala lì. La diagnosi, se qualcuno pensa a cercarla, la fa un medico che non sa niente del tuo impianto. Tu lo vieni a sapere dalla ASL, settimane dopo, oppure non lo sai mai.

Non è un caso limite: è il funzionamento normale. Ed è anche il motivo per cui esiste un sistema europeo che fa quel collegamento al posto tuo.

Un impianto contaminato funziona come uno pulito. L'acqua esce calda, limpida e senza odore. Nessun ospite si lamenterà mai di qualcosa che non si vede, non si sente e non si assaggia.

Quanto riguarda il settore

Quattrocento casi all'anno arrivano da un soggiorno.

Nel conteggio nazionale i casi legati a un viaggio hanno una voce propria, perché vengono seguiti con una procedura propria. Sono i numeri della sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità sui casi del 2024.

414Casi associati a un viaggio nel 2024
355Di questi, per viaggi dentro l'Italia
4.627Casi totali notificati in Italia
2 anniLa finestra entro cui due casi fanno un cluster

La parte che riguarda chi gestisce una struttura non è il numero in sé: è la procedura che scatta quando la Legionella viene trovata. I punti di erogazione interessati escono dal servizio, si procede con la bonifica, e la riapertura avviene dopo nuovi campionamenti — non a intervento finito, ma quando i risultati lo confermano.

Sono giorni, e non li scegli tu. Ad agosto, con la struttura piena, quei giorni sono camere che non vendi. Succede anche quando hai gestito tutto bene e non si è ammalato nessuno.

I casi notificati sono una parte di quelli reali. Una polmonite viene attribuita alla Legionella solo se qualcuno pensa a cercarla e richiede l'esame specifico. Per i casi da viaggio il sotto-conteggio è ancora maggiore: il paziente si ammala lontano dal luogo dell'esposizione, e spesso nessuno fa il collegamento.

Dati: Istituto Superiore di Sanità, sorveglianza nazionale della legionellosi, casi del 2024, pubblicati nel Bollettino Epidemiologico Nazionale nel 2025.

Chi fa il collegamento al posto tuo

Esiste una rete europea che unisce i puntini, e lavora a ritroso fino alla tua struttura.

Si chiama ELDSNet, è coordinata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie di Stoccolma, e l'Italia ne fa parte. Raccoglie i casi di legionellosi associati a un viaggio e li collega alle strutture in cui le persone hanno soggiornato. È il motivo per cui «da noi non è mai successo niente» non è un'informazione che possiedi davvero.

Il caso parte dal Paese dell'ospite

Un tedesco che si ammala tornato a casa viene notificato dalle autorità tedesche al centro di Stoccolma, con le informazioni sul viaggio e sulla struttura in cui ha dormito. Il collegamento con la tua struttura lo fa qualcuno che non ti ha mai visto, in un database a cui tu non hai accesso.

Da Stoccolma la segnalazione torna indietro: all'Istituto Superiore di Sanità, alla Regione, alla ASL competente. E a quel punto arriva da te.

Due casi in due anni fanno un cluster

La definizione è questa, ed è la parte che sorprende tutti: due o più casi associati al soggiorno presso la stessa struttura nell'arco di due anni.

Due ospiti diversi, che non si sono mai incontrati, a diciotto mesi di distanza. Tu non li collegheresti mai — e infatti non li colleghi tu.

Poi ci sono due settimane di tempo

Alla segnalazione di un cluster scatta un rapporto preliminare, entro due settimane. Deve dire se nella struttura sono state fatte l'ispezione e la valutazione del rischio, quali misure di controllo sono in atto, e se la struttura resta aperta.

Due settimane sono poche per far nascere un documento che non esiste. Sono abbondanti per fotocopiare un documento che c'è.

E un elenco pubblico, con un innesco preciso

Se il rapporto preliminare non arriva nei termini, oppure dichiara che la valutazione del rischio non è stata fatta o che le misure sono inadeguate, il nome della struttura viene pubblicato sulla sezione pubblica del sito dell'ECDC. Ci resta finché non arriva un rapporto che attesti le misure adottate.

Vale la pena leggere bene l'innesco, perché non è «è successo un caso»: è non avere la valutazione del rischio, o non riuscire a dimostrarlo in due settimane. Una struttura che ce l'ha, e risponde, non finisce su nessun elenco.

Il documento non evita il caso. Evita che il caso diventi una segnalazione pubblica — ed è l'unica parte di tutta questa catena su cui puoi agire prima, con calma, quando non sta succedendo niente.

Procedura descritta nelle Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi (2015), paragrafo 2.1, «La sorveglianza internazionale della legionellosi nei viaggiatori». I moduli di rapporto preliminare e finale sono gli Allegati 9 e 10 dello stesso documento.

La valutazione del rischio

Il documento che si fa quando non serve, e che serve quando non c'è tempo di farlo.

Hai appena visto qual è la finestra: due settimane. La valutazione del rischio è l'unica cosa di tutta la catena che si costruisce prima, con calma, in bassa stagione — e che poi o c'è o non c'è.

Fotografa l'impianto che hai davvero

Un sopralluogo che finisce in un documento: com'è fatta la rete, dove sono gli accumuli e quanto sono grandi, quali rami restano fermi, se il ricircolo ricircola, che temperature si misurano alle camere più lontane, quali punti generano aerosol.

Nella maggior parte delle strutture la rete è cambiata negli anni — un'ala aggiunta, una spa ricavata, un bollitore sostituito — senza che nessuno aggiornasse un disegno. Alla fine ne hai uno.

Stabilisce prima cosa si fa dopo

Per ciascuna fascia di contaminazione il piano scrive cosa succede: quali camere escono dal servizio e quali no, quale trattamento si adotta, in quanto tempo, chi ricampiona, con quale criterio si riapre.

Il giorno della telefonata della ASL la domanda non è «e adesso?». E nemmeno «chi chiamo?». La risposta è già scritta, decisa da te quando non c'era nessuna urgenza.

Dice anche quello che non serve fare

Una valutazione fatta bene non moltiplica gli interventi: li circoscrive. Stabilisce quali parti dell'impianto sono a rischio basso, con che frequenza campionare e quanti punti servono per un quadro attendibile.

Senza, le strade sono due e costano entrambe: non fare niente, oppure trattare tutto.

Si rivede ogni due anni, meglio ogni anno

È la cadenza che le linee guida indicano per le strutture ricettive — diversa da quella delle strutture sanitarie e delle RSA, che è annuale. Si rivede comunque quando l'impianto cambia: lavori, un'ala riaperta, una stagione diversa.

E si rivede con urgenza alla segnalazione di un possibile caso. Che è, di nuovo, il momento in cui avere già tutto il resto fa la differenza.

Sei fra le strutture «prioritarie». Non è una scelta.

Il D.Lgs 18/2023 ordina le strutture prioritarie in classi, e la ricettività è nominata espressamente. Non c'è da stabilire se ti riguarda: da stabilire c'è solo a che livello.

Gli alberghi stanno in classe C: serve un piano di autocontrollo degli impianti idrici, che può anche essere incorporato nel documento di valutazione dei rischi o nel piano HACCP che hai già. I campeggi, e le palestre e i centri benessere che spesso stanno dentro una struttura ricettiva, sono in classe D: lì il minimo è un piano di verifica igienico-sanitaria.

Il primo adempimento, però, non è il documento: è identificare il Gestore Idrico della Distribuzione Interna, cioè chi risponde dell'impianto fra il contatore e il rubinetto. Può essere il titolare, il direttore, o un soggetto esterno a cui l'incarico viene affidato.

La valutazione va messa in atto entro il 12 gennaio 2029, verificata ogni anno e riesaminata ogni sei. Sembra lontano, ma è solo la scadenza di legge: quella operativa resta la revisione ogni due anni delle linee guida — e soprattutto il giorno in cui arriva una segnalazione.

Quello che resta alla struttura

Sono documenti tuoi, non nostri: restano quando cambia il gestore o il fornitore. Sono anche quelli che si mostrano in caso di verifica — e quelli da allegare al rapporto preliminare, se un giorno serve.

Li redigiamo noi, tutti. L'unica parte che non facciamo in casa è l'analisi dei campioni, che esegue un laboratorio accreditato: un rapporto di prova di un laboratorio terzo ha un valore che un'analisi fatta da chi esegue anche i lavori non avrebbe.

  • Il documento di valutazione del rischio, con la descrizione dell'impianto e i punti critici
  • Il piano di autocontrollo: procedure, frequenze, punti di prelievo fissi e azioni per ciascuna fascia
  • Il registro degli interventi: cosa è stato fatto, quando, da chi e con quale esito
  • I rapporti di prova del laboratorio accreditato
  • I verbali di sopralluogo e le letture delle temperature
  • L'attestazione della formazione del personale che gestisce l'impianto

Se la struttura chiude e riapre

Per le strutture a funzionamento stagionale le linee guida sono esplicite: il campionamento va sempre effettuato prima della riapertura. E prima ancora, alla riapertura va fatta la pulizia completa di serbatoi e rubinetteria e la disinfezione dell'intera rete, facendo poi defluire a lungo l'acqua da tutte le erogazioni. Sono lavori da bassa stagione: a struttura vuota costano una frazione di quello che costerebbero ad agosto, e non tolgono una camera dal mercato.

La valutazione del rischio non protegge dalla Legionella: protegge dal non sapere. A proteggere è l'impianto, se tenuto nelle condizioni giuste. Il documento serve a stabilire quali sono quelle condizioni nel tuo caso, a che punto sei oggi, e cosa si fa se qualcosa cambia.

D.Lgs 18/2023, Allegato VIII · Rapporto ISTISAN 22/32, Tabella 2

Chi fa cosa

Quasi tutto lo fa il personale che hai già. Va solo scritto chi, e quando.

La gestione ordinaria di una rete idrica non richiede tecnici esterni tutti i giorni: richiede che tre o quattro gesti semplici vengano fatti da qualcuno, con una cadenza, e lasciati scritti. Il piano di autocontrollo serve esattamente a questo — assegnare quei gesti a persone che in struttura ci sono già.

Quello che fa la struttura

  • Flussaggio di 5 minuti nelle camere prima di rioccuparle
  • Scorrimento periodico dell'acqua nelle camere chiuse a lungo
  • Lettura e registrazione delle temperature ai punti stabiliti
  • Pulizia e decalcificazione di soffioni e rompigetto
  • Segnalazione di lavori o modifiche all'impianto
  • Registro aggiornato di quello che viene fatto

Quello che facciamo noi

  • Sopralluogo e valutazione del rischio
  • Piano di autocontrollo, con i punti di prelievo fissi
  • Campionamenti, compresi quelli prima della riapertura
  • Bonifica: shock termico o trattamento chimico
  • Trattamento in continuo dove la rete lo richiede
  • Formazione del personale sui punti qui accanto

Sulle strutture ricettive facciamo tutto il percorso, dalla prima misura al registro:

  • Valutazione del rischio
  • Piano di autocontrollo
  • Campionamenti
  • Analisi in laboratorio accreditato
  • Campionamento di riapertura
  • Bonifica
  • Trattamento in continuo
  • Formazione del personale

Un impianto si giudica dalle temperature che ha, non da quelle impostate sulla centralina.

Come lavoriamo

Intorno alla vostra stagione, non contro.

01

Sopralluogo in bassa stagione

Si guarda l'impianto quando la struttura è vuota o scarica: la rete, gli accumuli, i rami fermi, le temperature reali alle camere più lontane. È anche il momento in cui si può aprire un serbatoio senza togliere l'acqua calda a nessuno.

02

Valutazione del rischio e piano

Dal sopralluogo esce il documento: punti critici, punti di prelievo fissi, frequenze, e cosa si fa per ciascuna fascia di contaminazione. Insieme al piano, la formazione di chi in struttura dovrà applicarlo.

03

Campionamenti, e sempre prima di riaprire

I prelievi li facciamo noi, nei punti stabiliti. L'analisi la esegue un laboratorio accreditato e il rapporto di prova resta alla struttura. Per le stagionali, il campionamento di riapertura si mette a calendario con la data di apertura, non dopo.

04

Interventi concordati sulle date vostre

Bonifiche, shock termici e lavori sulla rete si programmano a struttura chiusa o nelle fasce meno cariche. Le date si concordano prima e si mettono per iscritto: quanto dura, quali punti restano fuori servizio, quando si ricampiona.

E dopo la bonifica

Una bonifica riporta i valori a posto. Quello che decide se ci restano viene dopo.

È la domanda che si fanno tutti a intervento finito, e la risposta non è né rassicurante né allarmante: dipende da come viene tenuto l'impianto nei mesi successivi. Per una struttura stagionale "i mesi successivi" comprendono la chiusura, che è il periodo più delicato dell'anno.

Una bonifica e basta

  • Si interviene dopo una positività, poi si aspetta la prossima analisi
  • Le temperature tornano come prima nel giro di qualche settimana
  • Le camere fuori stagione restano ferme, e il biofilm si riforma
  • Alla riapertura si parte senza sapere a che punto si è
  • Nessuna traccia scritta di cosa è stato fatto e quando

Una struttura seguita

  • Controlli programmati, con i punti di prelievo sempre gli stessi
  • Temperature verificate, non solo impostate
  • Il flussaggio delle camere è una procedura, non un'iniziativa
  • Campionamento di riapertura a calendario con la data di apertura
  • Registro aggiornato: cosa, quando, con quali risultati

I lavori sulla rete idrica si fanno a struttura vuota. È l'unico vantaggio della bassa stagione.

Domande frequenti

Quello che ci chiedono più spesso.

La valutazione del rischio è obbligatoria per un albergo?

Le linee guida nazionali la indicano come il punto di partenza per le strutture turistico-recettive, e nei luoghi di lavoro il tema rientra fra quelli che il datore di lavoro considera nella valutazione dei rischi. Dal 2023 il D.Lgs 18/2023 mette inoltre la valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione interni in capo a chi gestisce gli edifici prioritari, categoria in cui le strutture ricettive rientrano espressamente.

Al di là di come la si inquadra, è il documento che ti viene chiesto per primo se un giorno arriva una segnalazione — e quello che hai due settimane per produrre.

Quanto tempo serve, e dobbiamo chiudere?

Il sopralluogo e la valutazione non richiedono di chiudere niente: si fanno a struttura aperta, meglio se scarica. Le bonifiche invece interessano i punti di erogazione, e lì si lavora a struttura chiusa o nelle fasce meno cariche.

Le date si concordano prima e si mettono per iscritto, con quanto dura e quali punti restano fuori servizio. È la differenza fra un intervento gestibile e uno che costa più del problema.

Se un ospite si ammala, lo veniamo a sapere?

Non da lui. L'incubazione va da 2 a 10 giorni: si ammala a casa propria, spesso in un altro Paese, e la diagnosi la fa un medico che non sa niente della tua struttura. La notizia arriva dalla ASL, attraverso la sorveglianza europea dei viaggiatori, settimane dopo.

È il motivo per cui l'assenza di segnalazioni non è una misura di quanto è sicuro il tuo impianto: è una misura di quanto si è cercato.

Serve anche per un B&B o un piccolo agriturismo?

Dipende dall'impianto, non dal numero di camere. Se c'è produzione centralizzata di acqua calda con accumulo e ricircolo, le condizioni sono quelle di una struttura più grande, in piccolo. Se ogni unità ha il suo scaldabagno e la rete è corta, il quadro cambia molto.

Il sopralluogo serve a capire in quale dei due casi vi trovate, e spesso la risposta è più leggera di quello che si teme.

Abbiamo la piscina e l'idromassaggio: cambiano le cose?

Sì, e vanno trattati a parte. Le vasche idromassaggio sono note come sorgente, perché l'acqua calda viene continuamente ricircolata con getti ad alta velocità e genera aerosol anche quando non le usa nessuno — comprese quelle esposte a scopo dimostrativo.

Hanno controlli, frequenze e valori propri, e nel piano di autocontrollo finiscono con una loro sezione.

Quanto costa?

Dipende dalla rete: quante camere, quanti accumuli, quanti punti servono per un quadro attendibile, se c'è piscina o spa. Un B&B con sei camere e un villaggio con duecento unità non sono lo stesso lavoro.

Dopo il sopralluogo il preventivo è scritto, con il numero di campioni, gli interventi previsti e il programma dei controlli. Mai prima: di un impianto che non abbiamo visto non sappiamo niente nemmeno noi.

Il primo passo

La bassa stagione è il momento. Dopo, si lavora peggio e si paga di più.

Raccontaci com'è fatta la struttura: quante camere, se l'acqua calda è centralizzata, se c'è piscina o idromassaggio, se chiudete in stagione. Non devi preparare niente — quello che non sai lo guardiamo noi. Da lì si capisce già se serve una valutazione completa o se basta cominciare dalle temperature: è una risposta, non un preventivo. E il preventivo, quando serve, arriva dopo il sopralluogo e per iscritto.

Raccontaci la struttura

Quante camere, se l'acqua calda è centralizzata, se c'è piscina o idromassaggio, e se chiudete in stagione. Con questi dati ti diciamo da dove conviene partire.

Usiamo i tuoi dati solo per ricontattarti su questa richiesta.

Il modulo è protetto da reCAPTCHA: si applicano la privacy e i termini di Google. Il controllo parte solo quando cominci a scrivere.

Chi siamo

Non è un ramo che abbiamo aggiunto.

Gli impianti idrico-sanitari degli edifici sono il nostro mestiere da sempre, e la Legionella è la parte di controllo di quel mestiere — non un servizio comprato altrove e rivenduto. Le analisi le esegue un laboratorio accreditato; tutto il resto, dal sopralluogo al registro, lo facciamo noi.

Antibo S.r.l. — Legionella, strutture ricettive

SedeVia G. Paisiello 29, Palermo
Telefono091 204874
Emailinfo@antibo.it
Zone servitePalermo e provincia
AnalisiLaboratorio accreditato
Impianti idrico-sanitari dal1971
P. IVA05603200824
Scrivici su WhatsApp